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SEGNALATO PER VOI

La richiesta di misure affidabili per la protezione dell’ambiente
Reliable measurements are required for environment protection

di Maria Belli (*)


(*) APAT (ora ISPRA) - Responsabile Servizio Metrologia Ambientale
E-mail:

maria.belli@isprambiente.it

Articolo pubblicato su "TUTTO_MISURE" n.1/2002 (marzo 2002), p.17-18

We re-publish the Article, already published in T_M 1/2002, written by Maria Belli of ISPRA. The purpose, apart from the interest of the article and its modernity, is to emphasise the importance that the APAT institute represented at the time of the article, before being merged into a national research institute, for ambiguous reasons.

Ripubblichiamo l'articolo di Maria Belli già pubblicato su T_M 1/2002, con l'intento di testimoniare l'importanza che rivestiva l'APAT prima di essere collocata, per motivazioni non trasparenti, dentro un istituto nazionale di ricerca, facendole perdere il ruolo di coordinamento e riferimento per le varie ARPA.

Le norme a livello nazionale, le direttive e i regolamenti europei, nonché i protocolli e/o convenzioni a livello internazionale richiedono una serie di informazioni per valutare l’andamento dello stato dell’ambiente e l’impatto delle attività antropiche sull’ambiente. Le informazioni richieste fanno riferimento sia a grandezze misurabili e/o stimabili (ad esempio, la concentrazione di un analita in una determinata matrice ambientale, la quantità di sostanze chimiche prodotte e messe in vendita) sia ad indici (ad esempio, l’Indice Biologico Esteso definito per le acque fluviali) e possono essere utilizzate per decisioni con risvolti economici e/o sociali considerevoli. La completezza dell’informazione è quindi fortemente dipendente dalla disponibilità di risultati analitici accurati ed affidabili, che in tali contesti superano il dominio della sola conoscenza scientifica ed interessano sempre più gli aspetti legislativi ed economici. Il superamento dei confini puramente scientifici dei risultati di analisi, rappresenta una novità estremamente importante nell’economia globale contemporanea, in quanto i diversi ricettori esigono sempre più dati caratterizzati da una elevata qualità e che siano confrontabili tra regioni e paesi differenti.
È evidente quindi l’importanza di disporre di dati affidabili e confrontabili a livello nazionale ed internazionale al fine di garantire un adeguato controllo e monitoraggio ambientale e di strumenti adeguati per il raggiungimento di questi obiettivi.

La legislazione in campo ambientale

La normativa in campo ambientale e la conseguente richiesta di attività di controllo e di monitoraggio hanno avuto un notevole sviluppo nell’ultimo trentennio. I principali eventi a livello temporale, che hanno portato all’attuale quadro normativo in materia ambientale nell’ambito nazionale ed europeo sono completati di fatto con l’istituzione delle Agenzie Ambientali. Queste hanno il compito di raccogliere le informazioni ambientali e di integrarle a livello regionale, nazionale ed europeo.

Nel periodo compreso dal 1930 e fino alla metà degli anni ’60, le nozioni di “ambiente” e di “inquinamento” in campo normativo non risultano rilevanti di per sé, ma vengono considerate in quanto riferite ad altri oggetti di tutela. Ad esempio, a livello nazionale, la legge sulla pesca del 1931 richiede in modo generico che le specie ittiche siano protette dall’inquinamento senza indicare le misure necessarie al raggiungimento di tale obiettivo [1].

A livello della Comunità Europea, fino agli anni ‘70 la tutela dell’ambiente viene considerata strumentale al progresso economico, e recessiva in ogni caso di conflitto rispetto a questo. Successivamente, con l’acquisizione del concetto di risorse ambientali “non infinite”, appare sempre più necessario definire una serie di interventi per coniugare lo sviluppo economico con la necessità della tutela delle risorse ambientali. Su questa base nei primi anni ‘70 la Commissione presenta al Consiglio Europeo la necessità di elaborare un programma di azione ambientale, e viene definito il primo programma di azione su tale argomento. L’obiettivo è quello di suggerire proposte di intervento normativo su temi specifici e fornire un’occasione di discussione generale sullo sviluppo di una politica comunitaria. I primi due programmi (1973-1977, 1977-1981) dichiarano la centralità dell’interesse ambientale rispetto a qualunque programmazione o decisione, anche di carattere economico, e fissano l’importanza del principio della prevenzione dall’inquinamento rispetto ad interventi di recupero e del principio che le spese per la prevenzione ed il recupero sono a carico del responsabile dell’inquinamento [2]. Per la realizzazione dei programmi di azione, la Commissione emana Direttive che sono successivamente recepite nella normativa degli Stati membri. Nel 1990 vengono istituite la Rete Europea di Informazione ed osservazione Ambientale (EIOnet) e l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA). Quest’ultima ha come compito principale la raccolta dei dati derivanti dalle attività di monitoraggio e controllo ambientale a livello europeo, al fine della costruzione di indicatori dello stato dell’ambiente e della sua evoluzione, per garantire una completa informazione al pubblico e pianificare la verifica delle politiche ambientali.

A livello nazionale negli anni ’70 vengono emanate le prime leggi in campo ambientale, come ad esempio la “legge Merli” che stabilisce limiti validi per gli scarichi nei corpi idrici. Il quadro legislativo in campo ambientale si è successivamente sviluppato, in linea con le direttive emanate a livello comunitario. Alcune date rilevanti sono l’istituzione (1986) del Ministero dell’Ambiente (attualmente Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio) e l’istituzione nel 1994 del sistema delle Agenzie Ambientali ANPA/ARPA/APPA (legge 61/94), a seguito dei risultati del referendum popolare che ha sancito la separazione dei controlli ambientali dai controlli sanitari. La legge 61/94 rappresenta lo strumento legislativo principale con cui lo Stato si è dotato di un servizio finalizzato alle attività di monitoraggio e controllo dell’ambiente. Queste possono anche essere utilizzate per fornire ai decisori politici gli strumenti necessari per la definizione dello stato dell’ambiente e per la gestione del territorio. Ai sensi della legge 61/94, il Sistema Nazionale Informativo e di Monitoraggio ambientale (SINA) è stato trasferito dal Ministero dell’ambiente e tutela del territorio all’ANPA, che costituisce il punto di riferimento nazionale per l’Agenzia Europea dell’Ambiente e per il sistema informativo europeo (EIOnet) [3]. Il Sistema Nazionale Informativo e di Monitoraggio ambientale ha l’obiettivo di comporre rappresentazioni aggregate (tramite l’utilizzo di indicatori) omogenee e coerenti dal punto di vista spaziale e temporale del territorio nazionale. Il Sistema delle Agenzie Ambientali ANPA/ARPA/APPA è quasi totalmente completato. Infatti, le Agenzie sono state istituite in quasi tutte le regioni italiane (manca ancora l’Agenzia della Sardegna in cui la legge istitutiva è in fase di discussione).

Controllo e monitoraggio ambientale

Il controllo ambientale per le attività potenzialmente inquinanti viene esercitato generalmente tramite una autorizzazione preventiva e controlli successivi finalizzati al rispetto delle prescrizioni e delle condizioni fissate in fase autorizzativa. In questo quadro appare immediatamente evidente l’importanza, da un punto di vista economico e sociale, della necessità di armonizzare le metodologie di controllo a livello nazionale e la necessità di definire programmi di controllo di qualità per queste misurazioni.

Attualmente l’approccio concettuale di verifica di limiti fissati dalla normativa vigente sugli scarichi, sull’emissioni ecc. è in fase di forte evoluzione. Si guarda con sempre maggiore attenzione ad una integrazione delle attività di controllo con quelle di conoscenza dello stato dell’ambiente, basate principalmente sul monitoraggio dei diversi comparti ambientali, in quanto la verifica di conformità, effettuata tramite misurazioni di controllo al punto di emissione/immissione nell’ambiente, ha dimostrato di non essere sempre sufficiente ai fini della tutela ambientale [3]. L’esperienza ha dimostrato che a seguito della dispersione su vasta scala delle sostanze emesse/immesse nell’ambiente e la successiva deposizione al suolo o sul fondo dei corpi idrici, si possono verificare accumuli in alcuni comparti ambientali che possono costituire nel seguito una sorgente per il trasferimento agli organismi viventi. Risultano quindi fondamentali le attività di monitoraggio delle diverse matrici ambientali, per rilevare le variazioni spaziali e/o temporali delle concentrazioni dei diversi analiti nell’ambiente. L’importanza delle attività di monitoraggio per la valutazione della dispersione degli inquinanti e dell’esposizione dell’ambiente e dell’uomo è stata enfatizzata anche dallo OECD nel 1998. Basti citare ad esempio l’importanza della conoscenza delle concentrazioni delle sostanze inorganiche presenti naturalmente nelle diverse matrici ambientali (aria, acqua, suolo ecc.) ai fini della valutazione dell’impatto ambientale di impianti che emettono/immettono tali sostanze nell’ambiente.

Appare sempre più necessaria una forte integrazione delle attività di monitoraggio con quelle di controllo al fine di:
- valutare lo stato dell’ambiente e la sua evoluzione mediante il rilevamento di variabili significative (indicatori) delle diverse componenti ambientali e il calcolo di opportuni indici;
- valutare gli impatti delle attività antropiche sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni esposte;
- costituire un valido supporto al governo del territorio sia nelle fasi di indirizzo e pianificazione ambientale sia in quelle di valutazione dell’efficacia degli interventi realizzati dalle Autorità preposte per migliorare la qualità dell’ambiente.

L’integrazione dei dati di monitoraggio e di controllo porta necessariamente alla costituzione di una serie di reti di rilevamento di parametri ambientali. Queste devono essere strutturate (individuazione dei parametri e frequenza di rilevamento, localizzazione dei punti di rilevamento, strumenti ed apparecchiature di misura, sistema di qualità per la gestione dei processi dal campionamento, all’analisi e dalla validazione alla divulgazione dei dati) in modo tale da fornire informazioni affidabili e soddisfare le finalità per cui sono state preposte. L’affidabilità delle diverse reti richiede l’armonizzazione a livello nazionale ed internazionale delle metodiche analitiche e di campionamento, la riferibilità dei risultati analitici ai campioni nazionali ed internazionali. La confrontabilità dei dati a livello nazionale ed il mantenimento nel tempo di un uniforme livello qualitativo all’interno delle reti, per ogni tipologia di misura, deve essere mantenuto attraverso un programma appropriato d’interconfronti a livello nazionale ed internazionale. Il Sistema delle Agenzie Ambientali, in collaborazione con le istituzioni di ricerca presenti sul territorio nazionale, ha attualmente tutti gli strumenti necessari per il raggiungimento di questi obiettivi [4].

Bibliografia

1. Amendola G., Inquinamenti, 2000 EPC Libri;
2. Fiorilli M., Fiorilli P., Iannuzzi P., Scanu G., Sollazzo C. - La nuova disciplina della tutela delle acque, 2000 Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Libreria dello Stato;
3. Autori Vari - Il monitoraggio dello stato dell’ambiente in Italia - 2000 ANPA, Serie Stato dell’Ambiente 7/2000;
4. ANPA - Rapporto di Attività 1999.

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