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METROLOGIA PER CAPILLARITA'

Taratura della strumentazione: ogni quanto tempo?
Metrology for everyone: Calibration of measurement instruments: how often?

di Giorgio Miglio (*)


(*) Consulente di metrologia - E-mail:

migliopr@tin.it

The article “Metrology for everyone” by Giorgio Miglio published in Tutto_Misure/2-2010 (paper edition) address the current issues of calibration of the instrumentation especially in Small-Medium enterprises.

La sagace rubrica di Giorgio Miglio “Metrologia per capillarità”, dove il consulente in metrologia risponde a domande da operatori nel campo delle misure”, affronta qui e nel n. 2-2010 di Tutto_Misure (edizione cartacea) il problema della frequenza con la quale deve essere tarata la strumentazione di misura, dischiudendo pratiche correnti e/o dettate da ristrettezze economiche in tempo di crisi.

DOMANDA

Nell’azienda in cui lavoro, operante nel settore tessile, avvengono spesso discussioni su un tema che ha significativi risvolti anche economici in quanto il nostro parco strumenti di misura è “sostanzioso”. L’argomento del contendere è sintetizzabile nella domanda “ogni quanto tempo sarebbe opportuno effettuare la taratura della strumentazione di misura?”. I punti di vista sono diametrali, nel senso che c’è chi sostiene che lo si debba fare una volta all’anno (tesi suffragata anche da chi certifica il nostro Sistema Qualità), chi quando è necessario (tenendo sotto controllo l’errore accumulato dagli strumenti), chi il più raramente possibile invocando la logica del risparmio e la quasi inutilità dell’operazione (tesi sostenuta dal nostro ufficio acquisti per le tarature che affidiamo all’esterno).

RISPOSTA

Data la felice ignoranza che circonda questo argomento in una significativa percentuale delle nostre aziende, la sua domanda non mi sorprende; anzi, direi che è già un buon segno che nella sua azienda, per lo meno, sia ancora oggetto di discussione. Ciò che in concreto va capito della taratura è che essa conferisce, ai risultati delle misure che si eseguiranno con gli strumenti sottoposti a taratura, la riferibilità ai campioni nazionali/internazionali e che, pertanto, è denaro sprecato applicarla ad alcune misurazioni che si eseguono abitualmente in azienda per le quali la suddetta proprietà non serve (misure delle quali non si registrano i valori ottenuti, misure differenziali, eccetera): sintetizzando, la taratura va eseguita bene solo là dove serve e non “in qualche maniera” su tutta la strumentazione. Per eseguita bene intendo dire da operatori qualificati che operano a fronte di procedure validate oppure, se si ricorre all’esterno (outsourcing), da laboratori che occorre qualificare a fronte dei requisiti della norma UNI 17025 (a meno che non siano Centri accreditati SIT).

Secondo punto: essa serve unicamente a conoscere (entro un determinato livello di incertezza) l’errore o scostamento che lo strumento accumula nel tempo. Se non si utilizza questa informazione a conclusione della taratura direi che è inutile eseguirla (sarebbe come sottoporsi a un prelievo ematico per valutare il livello di colesterolo e poi non leggerne o interpretarne il risultato).

La conoscenza dell’entità dell’errore accumulato (deriva o drift) deve consentire di “confermare o meno l’idoneità per l’utilizzazione prevista, a definire la nuova scadenza di taratura (e qui comincio a rispondere alla sua domanda), ad effettuare un’immediata valutazione di rischio sull’uso che se ne è fatto dello strumento nel caso in cui l’errore trovato prevarichi i limiti di tolleranza (prestabiliti dall’azienda o dal costruttore).

Si può quindi stimare la nuova scadenza sulla base della deriva che ha subito lo strumento nel periodo precedente (se non gli si cambieranno in modo significativo le condizioni d’uso e la destinazione d’uso): direi che si va in cerca di un compromesso tra costi (periodi brevi) e rischi (periodi lunghi) di trovare a fine periodo dei “fuori specifica”. Per cautelarsi da questi ultimi eventi si possono adottare dei “controlli intermedi”, meno costosi di un processo di taratura ma assai utili per abbattere il suddetto rischio e tendere ad allungare il più possibile la scadenza (con grande soddisfazione del suo ufficio acquisti).

RIFERIMENTI A NORME E GUIDE

I requisiti generali da soddisfare sono contenuti nel para. 7.6 della norma UNI EN ISO 9001: 2008 e, in caso di outsourcing del servizio di taratura, anche quelli del para. 7.4. Più specificatamente per il tipo di attività, i riferimenti sono nella UNI CEI EN ISO/IEC 17025, che inquadra le competenze dei laboratori di taratura (e la logica dei controlli intermedi). Da tener ben presente per le decisioni di conformità o non conformità a specifiche i requisiti della UNI EN ISO 14253 - 1: 2001 e per le valutazioni di idoneità all’uso la UNI EN ISO 10012: 2004. Di interesse anche il doc. 10 della O.I.M.L. che illustra i diversi metodi di valutazione dell’intervallo di taratura (in lingua italiana era in Appendice alla vecchia UNI 30012-1 del 1993).

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Marcolini Giovanni08/07/2015 10:10+ visualizza tutto il commento
L'articolo è molto interessante e utile, ma secondo me trascura un elemento fondamentale e cioè l'aspetto dell ...
L'articolo è molto interessante e utile, ma secondo me trascura un elemento fondamentale e cioè l'aspetto della conferma delle misure effettuate dopo la precedente verifica. In altri termini, quando si trova uno strumento che non rispetta i criteri di accettabilità stabiliti in relazione alle esigenze delle misure per cui è utilizzato, tutte le misure effettuate precedentemente potrebbero risultare inficiate. Si dovrebbero a questo punto riconsiderare i prodotti giudicati conformi sulla base delle predette misure. Stabilire intervalli brevi aumenta il costo dell'attività di conferma, ma aumenta quelli che si devono sopportare, in caso di esito negativo, per il ricontrollo dei prodotti. Il contrario avviene se gli intervalli sono dilatati.

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