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METROLOGIA LEGALE E FORENSE

L’evoluzione normativa della metrologia legale in Italia: 1 - Dall’unità d’Italia alla prima armonizzazione

di Maria Cristina Sestini cristina.sestini@po.camcom.it - Resp. Servizi di metrologia legale e Laboratorio di taratura della Camera di Commercio di Prato


HISTORICAL EXCURSUS ABOUT LEGAL METROLOGY
Metrology is a very old and complex issue: my short excursus describes the historical development of legal metrology in Italy. In particular, this article deals with features, contents and purposes of legal metrology as they changed during the centuries, after the French Revolution and then after the unification of Italian Kingdom, till the beginning of European harmonization. In addition, this paper illustrates how the human approach in measuring has changed especially starting from 17th century and how it is going to change again in the future.

RIASSUNTO
Questo breve excursus tratteggia lo sviluppo della metrologia legale, cioè di quella parte della metrologia che gli Stati decidono di disciplinare perché ritengono rientri nella sfera dell’interesse pubblico. La nostra illustrazione, che per motivi di spazio non scende nei dettagli di ogni evento così come meriterebbe agli occhi di uno storico, tende a rendere evidente il percorso di trasformazione degli intenti e degli strumenti di questo ramo della metrologia così discusso ed oggetto di dibattito e riflessione sul piano scientifico, politico e sociale, non diversamente che all’epoca della Rivoluzione. Così si svolge un’analisi che, in più tappe, coinvolge il lettore nello sviluppo del pensiero umano dal momento in cui la comunicazione dei suoi contenuti attraversa il necessario momento della quantificazione per rispondere a una domanda interessata: “Ma di che quantità stiamo parlando?”

 

GLI ANTICHI SISTEMI DI MISURA E LA RIVOLUZIONE METROLOGICA

La Legislazione in materia di misurazioni, con riferimento anche alle unità e agli strumenti di misura, è tra le più antiche, così come quella afferente il conio delle monete. Tuttavia, a partire dal secolo XVII nuovi filoni di pensiero si sviluppavano, sia in campo scientifico che politico e sociale, ripromettendosi di realizzare un sistema di misura più oggettivo, che desse voce alle esigenze di una misurazione più accurata e più equa. Con il progressivo declinare di un sistema di pensare e di fare economia ancora legato alla feudalità, crollavano infine tutti i paradigmi e gli schemi culturali connessi a tale modello economico, e con esso il sistema di misura fino allora utilizzato.
Fu allora che la nuova civiltà, alla ricerca di un nuovo modo di valutare, di comunicare e condividere la misura, inventò il sistema di misura decimale basato sulle misurazioni terrestri. Funzionale alla nuova brama di tutto misurare, fortemente auspicato dalla comunità scientifica, idoneo alla nuova civiltà borghese incentrata sulla produzione di grandi quantità di beni indifferenziati, la nuova cultura metrologica si diffuse velocemente nel mondo occidentale.

Se possiamo affermare che il sistema metrico decimale fu, essenzialmente, un prodotto della cultura e del potere organizzativo, politico e militare francese, occorre anche considerare come i tempi ormai consentissero e richiedessero a gran voce un’omogeneizzazione delle attività di misurazione a causa dell’estendersi delle relazioni commerciali a numerose a diverse nazioni.
Il dibattito sull’unificazione delle misure fiorì però significativamente e concretamente alla corte francese, quando si iniziò a riflettere sui suoi contenuti e obiettivi. Tra chi voleva un sistema per soli uomini di scienza e chi invece desiderava un linguaggio per tutti, che salvasse dagli abusi e dalle sopraffazioni dei potenti; tra chi preferiva unità convenzionali e chi invece sognava di riferire le misure a fenomeni naturali sempre ripetibili. Tra scienza e politica, competenza e raggiri, ideologie e biechi giochi di potere, il dibattito sulla riforma metrologica procedeva all’Accademia delle Scienze di Parigi, dispiegandosi nelle numerose commissioni, dove avevano il sopravvento le diverse correnti politiche e i differenti approcci scientifici.
Infine la Rivoluzione più famosa nel mondo finì per spazzare le indecisioni (1790: soppressione dei diritti feudali ed adozione del principio di uniformità delle misure) e finalmente la riforma fu adottata (1 agosto 1793), nonostante le misurazioni dell’arco di meridiano terrestre, da Dunkerque a Barcellona, fossero ancora in corso. Nacque così un sistema metrico decimale, talmente puro ed estraneo da essere a lungo osteggiato dagli uomini comuni, avvezzi alle misure tradizionali, e pure destinato all’eternità perché semplice. Infatti, adottato dai “citoyens” di tutta Europa a seguito delle vittoriose conquiste di Napoleone, il sistema metrico decimale arrivò anche nelle città italiane dove fu imposto dalle baionette francesi, insieme agli alberi della libertà. L’ideale rivoluzionario di fratellanza e uguaglianza aveva raggiunto l’apice uniformando e colonizzando gli altri Paesi e si avviava a ripiegarsi sul suo sogno di gloria.

 

L’UNIFICAZIONE DELLE MISURE IN ITALIA

Questo fu il primo incontro degli abitanti della nostra Penisola con un sistema di misura su base decimale, così come con una struttura organizzativa, militare e politica insuperabile, che divenne per anni modello delle corti italiane. Com’è noto, dopo la breve epopea napoleonica la geopolitica italiana tornò ad essere frantumata nei numerosi Stati che la componevano, certo non privi di ambizioni anche riguardo all’unificazione delle misure, ma incapaci non solo di pensare in termini universalistici ma anche di imporre realmente un’unica misura al loro interno.
Lo Stato Sabaudo rappresentava all’epoca un’avanguardia, e fu tra i primi ad implementare un moderno sistema di misurazione decimale (1845) impegnandosi alla sua diffusione tra la popolazione, in un’operazione di rara alfabetizzazione popolare che coinvolse istituzioni civiche e religiose insieme. All’indomani dell’unificazione italiana, il 28 luglio 1861, il nuovo Re d’Italia, Vittorio Emanuele II, promulgava la “Legge sui pesi e sulle misure” e adottava le unità di misura del sistema decimale, tra cui “il metro, unità fondamentale dell’intiero sistema ed eguale alla diecimilionesima parte del quarto del meridiano terrestre”. Definiva infine “il metro ed il chilogramma in platino depositati negli archivi generali del Regno … campioni prototipi dei pesi e delle misure”. Con lo stesso provvedimento si tratteggiava un’organizzazione per “mantenere la costante uniformità dei pesi e delle misure in uso ed in commercio coi campioni prototipi” che obbligava gli uffici d’Intendenza dei Capoluoghi di Circondario e gli uffici di verificazione a disporre di un campione conforme ai prototipi.

La legge fissava anche, per l’intero territorio del nuovo Regno, il principio della verificazione periodica, prevedeva “infrazioni” punibili con una “ammenda o multa” o anche il “sequestro”, a seconda dei casi riscontrati; infine, a riprova della preoccupante isteresi sociale che tendeva a mantenere l’uso delle numerose ed arcaiche misure, imponeva ai soggetti tenuti alla verificazione periodica (per quasi un decennio, fino alla data del 31/12/1870) di “tenere affisso ed esposto nel luogo del loro esercizio il ragguaglio dei nuovi pesi e misure da essi adoperati con gli antichi già in uso nel Comune e nelle altre Provincie del Regno secondo le tavole … pubblicate per cura del governo”; l’articolo 11 della stessa Legge aggiungeva che “lo stesso ragguaglio dovrà tenersi affisso ed esposto per cura dell’Amministrazione comunale nei luoghi di fiere e mercati per tutti gli antichi pesi e misure dei Comuni del Circondario”.
Con Regio Decreto di pari data si adottava poi anche il Regolamento, recante le norme applicative e organizzative, che uniformava di fatto sul territorio italiano l’amministrazione metrica e si occupava concretamente di armonizzare nuovo e vecchio fino a far scomparire i retaggi di un sistema di misura soggettivo e parziale. A tal fine veniva istituita una Commissione consultiva dei pesi e delle misure, con il compito di redigere le tavole di ragguaglio, fabbricare i campioni, introdurre nuove misure e provvedere alla formazioni dei verificatori; ma soprattutto emergeva la preoccupazione di “agevolare nelle nuove Provincie la conoscenza e l’attuazione del sistema” e, per tale scopo, veniva attribuito a personale appositamente qualificato e selezionato, soggetto ad una particolare disciplina (ispettori, verificatori e allievi-verificatori), il compito di “mantenere la costante uniformità dei pesi e delle misure”. Al Titolo V del citato regolamento era previsto un primordiale sistema di riferibilità, da conseguirsi a cascata a partire da “un doppio dei prototipi ... conservato presso il Ministero per servire alla ricognizione dei campioni degli Uffici d’Intendenza e di Verificazione dei pesi e misure”.

Interessanti documenti storici attestano le immani difficoltà del nuovo sistema di misura a conquistare la fiducia tra il popolo; nel 1862 un verificatore di Pisa, Giuseppe Sacheri, in una lettera al Prefetto denunciava la mala fede dei commercianti e la loro ignoranza che ritardava l’introduzione del nuovo sistema di misura; lo stesso anno il verificatore Gaetano Marini, in servizio a Bivona, in provincia di Girgenti, osservava che “malgrado la legge, malgrado le multe e i solleciti, tutti continuavano ad usare le vecchie misure locali”, e personalmente si adoperava per tenere “corsi serali per spiegare la bontà della nuova civiltà del metro, per propagandare le virtù salvifiche delle nuove misure” poiché “in lo dicto regno e una grandi abusioni di mensuri perchi in omni loco tenino diversi misuri di cui si causa gran detrimento a li regnicoli”.

 

LA CONVENZIONE DEL METRO

In quel periodo la grande industria si avvicinava come non mai al mondo scientifico, rendendo cogente l’esigenza di adottare una condivisa pianificazione riguardo all’adozione di un linguaggio comune in grado di veicolare adeguatamente contenuti scientifici e tecnologici complessi. L’uniformazione delle misure, di pari passo nei più moderni Stati, avrebbe aperto così la strada a scambi commerciali e culturali di ogni genere, consentendo uno sviluppo industriale a quei tempi mai visto, con implicazioni tecnologiche che richiedevano l’applicazione di tecniche e strumenti di misurazione sempre più accurati, i cui risultati fossero pienamente condivisibili.

Nel 1875, su proposta del governo francese, i rappresentanti di diciassette Paesi si riunirono a Parigi e aderirono alla Convenzione del Metro (sottoscritta in rappresentanza dell’Italia dal diplomatico Costantino Nigra) che costituisce, ancora oggi, uno dei più importanti accordi internazionali, attestanti la convinzione dei popoli dell’esigenza di un dialogo e di una lingua comune, contro la Babele e l’anarchia metrologica. Se il primo passo verso la modernità fu segnato dalla “rivoluzione metrologica” che introdusse il moderno concetto di unità di misura, uguale e invariabile nel tempo, inviolabile come le libertà del “citoyen”, la Convenzione del Metro portò a compimento il progetto universalistico francese, elevando il sistema metrico a sistema universale dei popoli. La Convenzione del Metro, istituendo il Bureau International des Poids et Mésures, con i suoi organi, la Conferenza Generale Pesi e Misure (CGPM) ed il Comitato Internazionale dei Pesi e delle Misure (CIPM), costituisce un primo ausilio sulla via della successiva globalizzazione dei linguaggi e delle relazioni, com’è attestato dall’incredibile incremento degli scambi commerciali negli anni a seguire.
Se è vero che la Convenzione del Metro rappresenta un’evidente concessione alle esigenze pratiche, non necessariamente l’accresciuta attenzione alla costruzione di campioni materiali deve intendersi come involuzione riguardo alle astratte concezioni illuministe; di fatto, a ben vedere, anche l’illuminismo aveva presto ceduto al buon senso, lasciando che la riforma si compiesse prima ancora che gli studi sul meridiano fossero compiuti. Inoltre, a ogni buon conto, se si deve poi prestare attenzione a qualcosa, il risultato di uniformare le misure e dotare i popoli di un linguaggio universale, obiettivo fino ad allora utopistico, fu comunque raggiunto; la considerazione poi che l’umana Scienza non possa mai conoscere un punto di fine incoraggia a credere che la via del progresso sia necessariamente irta di errori e imprecisioni e che costituisca un percorso da compiere coscientemente.
In Italia la Convenzione Internazionale del Metro fu recepita con la Legge n. 2.875 del 26/12/1875; a quell’epoca vi erano 133 uffici di verificazione metrica e 195 funzionari metrici in organico, numeri peraltro non molto lontani dagli attuali, che dimostrano l’attenzione che il nuovo Regno prestava nei confronti del progetto di omogeneizzazione del territorio e delle misurazioni.

 

UN SISTEMA DI CONTROLLI PUNTUALI

Tuttavia, nonostante le risorse profuse per l’affermazione del sistema metrico decimale, le difficoltà incontrate dai verificatori parevano veramente insormontabili. Le testimonianze sopra riportate devono far comprendere gli sforzi compiuti da una Nazione appena unificata che tentava di partecipare ai progetti dei grandi. Così, accanto alle aspirazioni degli scienziati che presenziavano ai lavori internazionali, tra le tensioni e debolezze politiche di una giovane Nazione, si cullavano gli slanci dell’industria e le reticenze di una gran massa di popolani retrivi. Il servizio di metrologia, significativamente conteso tra il Ministero dell’Agricoltura (1860) e il Ministero delle Finanze (1866), passava al Ministero del Commercio nel 1871 per tornare alle Finanze nel 1877 e l’anno successivo di nuovo al Ministero d’Agricoltura Industria e Commercio; in tale contesto l’esercito dei verificatori, che non arrivava alle 200 unità, promuoveva la nuova cultura metrologica, spesso simbolo della nuova casa regnante, apponendo sigilli e bolli su ogni strumento, sulla base di un sistema di controllo all’unità che non concepiva alcun margine di autonomia né ai fabbricanti di strumenti né agli utilizzatori.
Risale all’anno 1890 il nuovo Testo Unico, tuttora in vigore, che mantenne la compilazione dello stato degli utenti metrici ma stabilì una decorrenza biennale della verificazione periodica, anziché annuale, a significare un’allentata pressione ed una raggiunta omogeneità del territorio riguardo alle unità di misura. Una delle più importanti innovazioni del testo unico del 1890, rispetto al precedente, è senza dubbio l’introduzione di un chiaro principio di riferibilità metrologica a partire dai campioni prototipi nazionali assegnati al Regno d’Italia il 26 settembre 1889 dalla Conferenza internazionale dei pesi e delle misure, stabilendo così un’univoca relazione di gerarchia tra campioni, mentre la loro disseminazione restava affidata ai verificatori insieme alle attività di verificazione prima e periodica (Fig. 1).

In tal modo lo Stato, tramite il Ministero dell’Industria, manteneva uno stretto controllo non solo sulle unità di misura, ma anche su tutti gli strumenti di misura prodotti (qualunque fosse la loro utilizzazione) attraverso la definizione di cogenti requisiti costruttivi e funzionali. Tale impostazione, che era comune per tutti gli stati europei, dominò la scena della metrologia legale nonostante una progressiva diffusione del liberismo e gli accordi commerciali che venivano conclusi un po’ in tutti i campi.

Così, dopo la catastrofe bellica e agli albori degli accordi per la costruzione della Comunità Europea, gli Stati mantenevano una propria legislazione in materia di misurazione e strumenti di misura, garantendo la corrispondenza dei risultati alle norme metrologiche internazionali introdotte dal Bureau International. Lo stesso, subito dopo il secondo conflitto mondiale, ha ripreso la sua importante attività definendo alcuni capisaldi della metrologia nella nona CGPM (1948: scelta dell’ampere come unità elettrica), nella decima (1954: introduzione dell’ampère, del kelvin e della candela come unità di base) e nella undicesima (1960: adozione della nuova definizione del metro, definizione del secondo) che vide finalmente la nascita del Sistema Internazionale. La CGPM ancor oggi si riunisce periodicamente e persegue attualmente anche lo scopo di definire le unità di base con riferimento a costanti fondamentali.

 

LA PRIMA ARMONIZZAZIONE

La creazione della Comunità Europea (1957) imponeva tuttavia, sia pure attraverso un lento progredire, un’armonizzazione più cogente, che coordinasse in qualche modo le legislazioni nazionali che ciascun Paese aveva sino ad allora gelosamente continuato ad implementare. Così, sebbene le guerre avessero rappresentato una battuta d’arresto nel processo di condivisione del linguaggio universale utilizzato dai metrologi, questo infine riprese lentamente il suo corso come ogni altro tipo di relazione, specialmente tra i Paesi, come quelli europei, che già disponevano di un similare substrato culturale.
Sebbene la legislazione nazionale afferente gli strumenti di misura fosse compatibile con i principi stabiliti dall’articolo 30 del trattato CE, tuttavia, poiché tali disposizioni sembravano comunque ostacolare gli scambi e “creare condizioni disuguali di concorrenza all’interno della Comunità”, si ritenne necessario pervenire sia pure gradualmente alla creazione del mercato interno degli strumenti di misura (Direttiva 71/316/CEE) stabilendo in particolare “un reciproco riconoscimento delle operazioni di controllo” e l’istituzione di “adeguate procedure di approvazione CEE del modello e di verifica prima CEE nonché metodi di controllo metrologico CEE”.
La complessità del compito richiedeva comunque una particolare attenzione da parte del legislatore comunitario, nonché una varietà di successivi interventi dovuta alla numerosità delle tipologie di strumenti utilizzati. Questo periodo di prima armonizzazione inizia pertanto nel 1971 comprendendo una direttiva quadro e numerose altre direttive specifiche, delle quali ben 11 recentemente abrogate a seguito dell’adozione della direttiva MID a causa delle indicazioni tecniche troppo restrittive in esse contenute, necessariamente divenute obsolete con il passare degli anni.
D’altro canto, il carattere facoltativo di tali direttive permetteva agli Stati di mantenere una propria legislazione, alimentando la babele di regole e mercati paralleli mentre le rigide procedure di valutazione della conformità previste in queste direttive, del cosiddetto “vecchio approccio”, non avrebbe consentito alle imprese di accedere a processi di valutazione integrati nell’ambito di sistemi della qualità, moderni sistemi per gestire la produzione ormai comunemente ritenuti in grado di assicurare ottimi standard.

 

LA STORIA CONTINUA

Giacché la storia dell’uomo non conosce arresto, anche le sue conoscenze e valutazioni sul mondo e sulla vita non conoscono pausa e si evolvono, assieme al mondo, per misurare ed interpretare i fatti economici e quelli della vita. In tale contesto la vecchia legislazione inerente le misurazioni era evidentemente destinata ad adeguarsi ai processi di produzione e distribuzione in grande scala, oggi sinteticamente definiti di globalizzazione, mentre i Paesi dell’Europa, raccolti attorno al nucleo originario, si sono apprestati a definire un proprio nuovo contesto normativo nel quale il libero ed unico mercato possa dispiegare tutte le sue forze.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

1. Regio Editto 11 Settembre 1845
2. Lettera al prefetto del 11/2/1862, Archivio di Stato di Pisa, Prefettura, inv. 27, n. 667
3. Pasquale Marchese, Gaetano Marini verificatore di pesi e misure, Sellerio Editore, Palermo, 2008
4. Sergio Sartori, Breve storia della moderna metrologia, XXVIII Giornata della misurazione, Roma, 2011, (gmee.dti.unimi.it/GdM2009/Relazioni)
5. Regio Decreto n. 2.416 del 18/3/1875 e Regio Decreto n. 2.417 del 18/3/1875
6. Sigfrido Leschiutta, E il metro venne spiegato dal pulpito, www.torinoscienza.it/accademia/articoli
7. Paolo Vigo: L’Unificazione metrica in Italia. Tutto_Misure 14, 75-79 (2012)
8. Walter Bich: Il riassetto del Sistema Internazionale di Unità. Tutto_Misure 12, 193-197 (2010)

 

L'AUTORE

Maria Cristina Sestini è Responsabile dei “Servizi di Metrologia” della Camera di Commercio di Prato, dell’Organismo Notificato n. 1273 e responsabile Tecnico di laboratorio accreditato di taratura Ha collaborato con il Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito del Protocollo d’intesa con Unioncamere ed ha partecipato alle riunioni del Gruppo di Lavoro “Strumenti di Misura” della Commissione Europea, del Comitato del WELMEC e del WELMEC WG8.

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