Direttore:
Vicedirettori:
Redazione:
L'unica rivista italiana interamente dedicata alle Misure, alle Prove e ai Controlli Qualità
Anno:

METROLOGIA LEGALE E FORENSE

L’evoluzione normativa della metrologia in Italia: 2 - La Metrologia legale nel contesto comunitario

di Maria Cristina Sestini cristina.sestini@po.camcom.it - Resp. Servizi di metrologia legale e Laboratorio di taratura della Camera di Commercio di Prato


HISTORICAL EXCURSUS ABOUT LEGAL METROLOGY
This second paper is intended to describe the process of integration within the European Union on a new basis, by harmonizing the essential requirements of instruments, and by applying the "general reference to standards" and the principle of mutual recognition, to eliminate technical obstacles to the free movement of goods.

RIASSUNTO
La seconda parte dell’analisi storica descrive il processo d’integrazione del nostro Paese, relativamente all’ambito della metrologia legale, nel più ampio contesto europeo, sulla base di una strategia di armonizzazione moderna e complessa, basata sul rispetto dei requisiti essenziali e sull’utilizzo di standard di riferimento internazionali, allo scopo di eliminare qualsiasi ostacolo al mercato unico così come al progresso tecnico.

 

IL GRANDE SOGNO D’EUROPA

Negli anni ’50 nasceva, sulle rovine della 2a Guerra mondiale, il progetto di realizzare la cooperazione economica tra i Paesi europei, con la convinzione che questa avrebbe tra l’altro ridotto i rischi di nuovi conflitti. Furono sei Paesi, il Belgio, la Germania, la Francia, l’Italia, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, che vollero credere in questo grandioso e lungimirante percorso, insieme ai loro leader politici e al popolo martoriato dalla guerra. Al di là delle dichiarazioni politiche, le tappe stabilite ai fini della creazione del mercato unico erano impegnative e apparivano a molti addirittura insormontabili; nonostante ciò lo sviluppo dell’integrazione europea non solo può ad oggi dirsi riuscito, ma possiamo riconoscere nel suo svolgersi diversi momenti e differenti fasi e approcci: possiamo cioè modestamente volgerci indietro nel passato e tentare di farne un’analisi storica.
Così è anche possibile affermare che questo percorso europeo, coinvolgendo sempre più pienamente un numero maggiore di aree di competenza, è anche riuscito a pervadere un ambito più grande di Paesi, con effetti crescenti di reciproche, continue e importanti interdipendenze commerciali, finanziarie ed economiche. È a partire da quel dopoguerra che è stato pensato di creare un grande mercato unico, che continua a crescere per realizzare appieno le sue potenzialità, anche nel campo della metrologia legale, manifestando contestualmente e progressivamente l’esigenza di armonizzare la legislazione dei differenti Paesi attraverso una convergenza.

 

IL VECCHIO APPROCCIO

Una prima fase nella creazione del mercato unico in Europa fu quella caratterizzata dall’adozione di direttive del cosiddetto del “vecchio approccio”, per distinguerle da quelle del nuovo corso, più recentemente inaugurato, del “nuovo approccio”. Tale tipo di armonizzazione, sia pure con i limiti che illustreremo, ebbe l’effetto dirompente di creare un mercato comune in Europa esperibile, tra gli altri, dai fabbricanti che producevano strumenti di misura rispettando le prescrizioni delle specifiche direttive europee. A seguito della successiva e pervasiva diffusione dell’europeismo, non risulta oggi facile comprendere quale enorme sforzo culturale comportò, all’epoca, l’adozione di una direttiva comunitaria (la Direttiva 71/316/CEE) che prevedeva disposizioni comuni agli strumenti di misura e ai metodi di controllo metrologico, tra cui la definizione di condivise procedure di approvazione CEE del modello.
Tale direttiva, inoltre, prevedeva l’adozione di direttive particolari che, a partire dal 1971, disciplinarono i requisiti per le diverse categorie di strumenti di misura. Complessivamente queste disposizioni permettevano di commercializzare e porre in servizio in tutta Europa strumenti conformi ai requisiti indicati nella direttiva, senza che ciò impedisse agli Stati di mantenere anche la propria normativa nazionale. Nella loro interezza e a posteriori, risulta facile definire queste norme come dotate di scarsa efficacia, tuttavia la loro forza fu all’epoca sicuramente dirompente, perché capaci d’inaugurare un nuovo corso.
Le direttive del vecchio approccio avevano infatti in tale contesto una grande portata nella misura in cui, per la prima volta, consentivano ai fabbricanti di commercializzare liberamente i propri strumenti anche all’esterno del Paese di origine, ma presentavano anche alcuni evidenti limiti. In primo luogo avevano un carattere facoltativo, perciò ciascun Paese membro poteva mantenere le norme nazionali, sulla base di valutazioni di vario genere, alimentando due mercati paralleli. In secondo luogo queste direttive erano fortemente e dettagliatamente prescrittive, ovvero indicavano requisiti non solo di prestazione ma anche di costruzione, limitando fortemente le ulteriori ed eventuali applicazioni legate al normale progresso tecnologico. Questo limite, aggravato dalle difficoltà del processo legislativo necessario a modificare una direttiva (codecisione), rendeva le direttive rapidamente obsolete e richiamava l’attenzione del legislatore comunitario sull’esigenza, come in altri campi di armonizzazione, di elaborare una nuova e più adeguata strategia di integrazione dei mercati.

 

STRATEGIA DEL NUOVO APPROCCIO

Fu proprio con la Risoluzione del Consiglio del 7 maggio 1985 che il mercato europeo si aprì a nuove e più ampie possibilità d’integrazione, capaci davvero di rendere liberi i commerci e rimuovere ogni tipo di ostacoli dai mercati. La risoluzione sottolineava addirittura “l’urgenza di ovviare alla presente situazione nel settore degli ostacoli tecnici agli scambi e all’incertezza che ne risulta per gli operatori economici”. Nella Risoluzione il Consiglio invitava pertanto “la Commissione a trattare questa materia in via prioritaria e ad accelerare tutti i lavori in questo settore” allo scopo di contribuire alla “competitività industriale tanto sul mercato comunitario quanto sui mercati esterni”. La risoluzione prevedeva altresì quattro capisaldi sui quali si sarebbe dovuta basare questa nuova e più efficace strategia, con particolare attenzione ai settori ad alta tecnologia. In primo luogo si introduceva il basilare principio di un’armonizzazione legislativa basata sulla sola definizione di requisiti essenziali di sicurezza e di altre esigenze di interesse collettivo, il cui rispetto doveva costituire l’unica regola per accedere liberamente al mercato unico della Comunità. La seconda innovazione di portata storica era costituita dall’affidamento agli organismi competenti per la normalizzazione industriale del compito di elaborare le specifiche tecniche (in grado di offrire garanzie di qualità corrispondenti ai requisiti essenziali delle direttive) in considerazione delle esigenze produttive delle industrie e, come conseguenza, del progresso tecnologico le cui applicazioni risultano utili e convenienti. In tal modo il coinvolgimento della normalizzazione costituiva un apporto fondamentale per l’economicità e la speditezza del processo di accertamento della conformità, pur conservando le specifiche tecniche un carattere volontario.
Ne conseguiva l’affermazione del principio di presunzione della conformità; in altri termini i prodotti fabbricati che rispettano le norme armonizzate sono ritenuti conformi ai requisiti essenziali della direttiva, fermo restando che, non rispettando queste norme, il fabbricante deve provare che i suoi prodotti rispondono comunque ai requisiti essenziali fissati dalla direttiva.
È dunque evidente come il nuovo approccio, senza nulla togliere alla responsabilità dei fabbricanti, né d’altro canto liberando le autorità pubbliche dal compito di garantire la sicurezza o il rispetto delle altre esigenze in gioco, innovava sensibilmente il contesto normativo e offriva molteplici soluzioni rendendo più flessibile l’applicazione tecnologica, e neutralizzava alcuni dei disagi legati alla rigidità burocratica e normativa.

LA DIRETTIVA 90/384/CEE DISCIPLINA GLI STRUMENTI PER PESARE A FUNZIONAMENTO NON AUTOMATICO

Una tappa di avvicinamento verso il pieno esplicarsi della filosofia del nuovo approccio nell’ambito della metrologia legale è costituita dalla Direttiva 90/384/CEE del Consiglio, del 20 giugno 1990, già orientata a un’integrazione basata sull’adozione di norme cosiddette armonizzate che costituiscono riferimento per la valutazione della conformità degli strumenti di misura per pesare a funzionamento non automatico (NAWI) in armonia con i “requisiti metrologici e di prestazione essenziali” prescritti dalla direttiva. Pur mantenendo un impianto fortemente dettagliato nella prescrizione dei requisiti non solo prestazionali, la direttiva produceva l’effetto di uniformare completamente, nel campo di applicazione definito dalla stessa, la produzione degli strumenti per pesare sulla base del nuovo principio dell’armonizzazione totale, e a partire da una determinata data imponeva agli Stati membri, ai fini della commercializzazione e messa in servizio degli strumenti per pesare a funzionamento automatico, il comune canale europeo.
La direttiva prevede inoltre la presenza di un organismo notificato, dal singolo Stato membro agli altri Stati e alla Commissione, per l’espletamento dei compiti di accertamento della conformità, quali l’esame CE del tipo, la verifica CE, la dichiarazione CE di conformità al tipo e la verifica CE all’unità.

Da mettersi quindi in rilievo l’ulteriore ausilio, da questo momento in poi destinato ad assumere una sempre maggior rilevanza nella metrologia legale, dell’applicazione della “garanzia della qualità della produzione” che consente adesso al fabbricante di dichiarare la conformità dei propri strumenti alla direttiva e di apporre lui stesso tutte le marcature e i sigilli previsti.

 

LA DIRETTIVA 2004/22/CE RELATIVA AGLI STRUMENTI DI MISURA (MID)

La direttiva 2004/22/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, comunemente e brevemente definita direttiva MID nel mondo degli addetti ai lavori, recepisce appieno i princìpi della risoluzione del Consiglio 7 maggio 1985 applicandoli al mondo della metrologia. L’intento era quello d’innovare sensibilmente e massicciamente il panorama normativo, anche e in particolare là ove esistevano direttive specifiche tecnicamente superate che avevano in qualche modo limitato le soluzioni tecnologiche e organizzative applicabili dall’industria nella fabbricazione degli strumenti di misura.
La direttiva disciplina differenti tipologie di strumenti, negli allegati da MI-001 a MI-010, abrogando (a decorrere dal 30/10/2006) undici direttive del vecchio approccio e consentendo la commercializzazione e la messa in servizio degli strumenti conformi alle precedenti normative solo fino al 30/10/2016. Numerose e flessibili sono le soluzioni offerte ai fini dell’accertamento della conformità; queste d’altro canto si avvantaggiano abbondantemente del principio della presunzione di conformità e del riconoscimento di altrettanto vari e competenti organismi notificati preposti alla funzione di accertamento della conformità degli strumenti ai requisiti.
La snellezza a cui è ispirato l’impianto normativo della direttiva e degli allegati non deve relegare in secondo piano la complessità dell’architettura congegnata dal legislatore comunitario che stabilisce un insieme di valutazioni, ruoli e di impegni dei diversi attori che niente toglie, ma anzi accresce sicuramente la correttezza e la rintracciabilità degli strumenti di misura, valorizzandone l’importanza e assicurandone la correttezza nelle transazioni.
Nell’ottica del mercato unico la direttiva stabilisce infatti che i controlli metrologici legali non devono costituire un ostacolo alla libera circolazione degli strumenti, che le disposizioni devono essere le medesime in tutti i Paesi membri e le prove di conformità degli strumenti accettate in tutta la Comunità. D’altro canto la statuizione dei requisiti prestazionali assicura ai cittadini un similare ed elevato livello di protezione, ravvisando un interesse pubblico nella misurazione in generale, e in particolare nella sanità pubblica, nella sicurezza e nell’ordine pubblico, nella protezione dell’ambiente e dei consumatori, nel campo di applicazione delle tasse e diritti e nella lealtà delle transazioni commerciali che incidono nella vita quotidiana dei cittadini. L’ampiezza di tali funzioni richiama gli Stati a svolgere il loro ruolo consapevolmente obbligandoli, qualora non prevedano l’utilizzo di strumenti di misura marcati CE per le suddette funzioni di misurazione, a comunicarne i motivi alla Commissione (principio di opzionalità).

La disciplina dei requisiti essenziali degli strumenti è basata sulla definizione degli stessi nell’Allegato I, completati dai requisiti stabiliti distintamente in ciascuno degli allegati specifici per ciascuna tipologia di strumento (da MI-001 a MI-010), ove si illustrano in modo più dettagliato alcuni aspetti dei requisiti generali. Senza potersi qui addentrare in una dettagliata disamina, che richiederebbe una trattazione così ampia da non poter essere accolta da un’illustrazione giornalistica, quel che preme sottolineare per avere una cognizione delle innovazioni introdotte dalla MID, è il ruolo del fabbricante e dell’organismo notificato nel processo di accertamento della conformità, nell’ambito del quale lo Stato membro e la stessa Commissione assumono il compito di garante pubblico in un contesto di vigilanza e cooperazione amministrativa.

La valutazione della conformità ai requisiti essenziali è adesso sviluppata essenzialmente attraverso un confronto tra il fabbricante, che sceglie di applicare una delle procedure di conformità tra quelle riportate negli specifici allegati della Direttiva MID, descritte nelle procedure da A ad H1, e l’Organismo Notificato che esegue la valutazione stessa. Da un lato quindi il fabbricante, che produce la documentazione tecnica e descrive la progettazione, la fabbricazione e il funzionamento dello strumento di misura, definisce le caratteristiche metrologiche, specifica la posizione dei sigilli e delle marcature, assicura la compatibilità con interfacce e sottounità: dall’altro, normalmente costituito in forma imprenditoriale, il ruolo dell’organismo notificato (dallo Stato membro agli altri Stati membri ed alla Commissione), che assicura terzietà, imparzialità, competenza tecnica in campo metrologico, conoscenza delle norme e responsabilità. Questa sinergia assicura completezza e certezza nella procedura di accertamento della conformità consentendo infine l’applicazione della marcatura “CE” e della marcatura metrologica supplementare, e lascia agli Stati membri il compito principale di eseguire sugli strumenti la vigilanza del mercato e i controlli successivi alla messa in servizio.

Fermo restando il riferimento delle norme armonizzate e dei documenti normativi (Raccomandazioni OIML) in linea con quanto stabilito dalla Risoluzione del Consiglio del 1985, è chiaro come la scelta tra le diverse formule consentite per l’accertamento della conformità offra una serie di opportunità calibrate sulla base della complessità costruttiva e tecnologica così come dell’organizzazione o delle esigenze produttive. Il ventaglio è ampissimo, a partire dalla procedura più basilare, basata sul controllo di produzione interno ed applicabile a strumenti che non presentano particolari difficoltà di esame (A, Controllo di produzione interno), sino alle formule che preventivamente effettuano l’esame del progetto tecnico di uno strumento (B, Esame del tipo) adottando successivamente un’ulteriore procedura per l’accertamento di conformità basata ad esempio sul controllo di produzione interno (C, controllo di produzione interno) ovvero utilizzando la garanzia sulla qualità del processo di produzione (D, Garanzia di qualità del processo di produzione) o, alternativamente, garantendo la qualità dell’ispezione e delle prove sul prodotto finale (E) o infine verificando il prodotto attraverso esami e prove (F).

Da notarsi come le opportunità offerte per l’accertamento della conformità, oltre all’Allegato G, inerente la verifica di un unico prodotto, siano completate da due ulteriori procedure, l’Allegato H ed H1, che prevedono un’ampissima responsabilizzazione del fabbricante. In tali procedure il fabbricante applica un sistema di qualità approvato, relativo all’ispezione ed alle prove effettuate sul prodotto finale, sotto la sorveglianza dell’organismo notificato e sono opportunamente denominate “Garanzia della qualità totale” proprio perché l’accertamento è condotto dal fabbricante mentre l’organismo notificato effettua la sorveglianza riguardo al soddisfacimento degli obblighi derivanti dal sistema di qualità approvato.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

1. La direttiva CE MID sugli strumenti di misura. Più responsabilità per i fabbricanti. Resta il problema della garanzia della riferibilità delle misure Pubblicato su T_M n. 4/2005, p. 293
2. Guide to the implementation of a directives based on the New Approach and the Global Approach – European Commission

 

AUTORE

Maria Cristina Sestini è Responsabile dei “Servizi di Metrologia” della Camera di Commercio di Prato, dell’Organismo Notificato n. 1273 e Responsabile Tecnico di laboratorio accreditato di taratura Ha collaborato con il Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito del Protocollo d’intesa con Unioncamere ed ha partecipato alle riunioni del Gruppo di Lavoro “Strumenti di Misura” della Commissione Europea, del Comitato del WELMEC e del WELMEC WG8.

Aggiungi un commento
- I commenti saranno resi visibili a seguito dell'esame da parte della Redazione -


Il tuo nome La tua e-mail    

INDICE ALTRI NUMERI






Visita il sito di Atena Informatica

Via Principi d'Acaja 38
10138 - Torino
info@affidabilita.eu
www.affidabilita.eu
Tel. +39 011 02.66.700
Fax +39 011 02.66.711
La manifestazione
italiana dedicata
all'Innovazione
e alle Tecnologie
L'unica rivista
italiana interamente
dedicata alle
Misure, Prove,
e Controlli Qualità